La trama è semplice: in una serata estiva di inizio novecento nella casa di vacanza dei signori Ramsay si organizza una gita al faro che il maltempo impedirà. Dieci anni dopo la stessa gita si farà ma a prendervi parte sarà solo il Signor Ramsay con i due minori dei suoi otto figli. Nel frattempo la moglie e i suoi due figli maggiori sono morti.
Mi si dice che la trama nei romanzi di Virginia Woolf e` ininfluente. Ma a parte questo, io ho davvero fatto fatica a leggere questo romanzo, e a non abbandonarlo. In tutta la mia vita, sono davvero pochissimi i romanzi che non sono riuscita a finire, e Gita al Faro ha rischiato di essere uno di questi.
Indubbiamente ci sono spunti interessanti: la dualita` uomo-donna nel diverso comportamento dei coniugi Ramsay con i figli. Il rapporto figlia-madre (si dice che nella pittrice Lily la Woolf abbia voluto identificare se stessa, e nella signora Ramsay la sua stessa madre, prematuramente scomparsa). Mi e` piaciuta la parte centrale, in cui lo scorrere del tempo viene accelerato e rappresentato nella decadenza della casa abbandonata per anni. Per qualche motivo anzi ho trovato questa parte molto “cinematografica”: non potevo fare a meno di “vedere” la decadenza accelerata della casa.
Concordo con chi ha scritto che il romanzo della Woolf e` figlio del suo tempo, e risente delle influenze della neonata psicoanalisi. Una volta riconosciute le capacita` dell’autrice, devo pero` ammettere che a me questo libro non e` piaciuto e non me la sentirei di consigliarne la lettura.
Aggiungerei al decalogo di Pennac: il diritto del lettore a non amare un libro.