Sono stata attirata da questo romanzo di Muriel Barbery per la sua definizione di “evento letterario francese del 2006″. La lettura non e` stata facile, soprattutto nella prima parte.
Confesso di non aver mai provato simpatia per la filosofia e i filosofi (quelli moderni almeno: nell’antichita` scienza e filosofia erano inscindibili). Questa antipatia si e` estesa all’autrice, che a mio parere ha ampollosamente voluto far sfoggio della sua cultura filosofica.
Superato lo scoglio della prima parte, il libro indubbiamente scorre, non manca l’ironia, e c’e’ qualche bella pagina, tra tutte, l’ultima scritta da Paloma, quando dice:
“Stasera ripensandoci, con il cuore e lo stomaco in subbuglio, mi dico che forse in fondo la vita e` cosi: molta disperazione ma anche qualche istante di bellezza dove il tempo non e` piu` lo stesso. E` come se le note musicali creassero una specie di parentesi temporale, una sospensione, un altrove in questo luogo, un sempre nel mai. Si e` proprio cosi`, un sempre nel mai. Perche d’ora in poi per te andro` in cerca del sempre nel mai, la bellezza qui in questo mondo“.
Il finale mi ha anche strappato qualche lacrima, ma basta qualche bella pagina, qualche frase felice, a fare di un libro un bel libro?
All’inizio il classismo della vicenda e` cosi` profondo, che credevo fosse ambientata almeno un secolo fa, mi ha meravigliato realizzare che invece la storia era contemporanea. Le motivazioni che hanno spinto Renée a chiudersi in se` stessa sono piuttosto flebili. Paloma e` la figlia che non auguro a nessuno
, Monsieur Ozu e Manuela sono gli unici personaggi “simpatici” del romanzo. Storia inverosibile e finale molto forzato.
Non sono in grado dire se questo libro mi e` piaciuto: l’ho trovato noioso e allo stesso tempo interessante (a tratti divertente). Comunque da leggere per giudicare da soli.
Decisamente non fa per me…