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Archive for gennaio 2008

Un fiore

Mio padre era un uomo parsimonioso. Aveva vissuto da bambino la poverta` del fascismo, da adolescente la poverta` del dopoguerra, insieme alla scomparsa della madre, per una banale infezione che solo pochi mesi piu` tardi sarebbe stato possibile curare con gli antibiotici. Aveva vissuto la separazione della famiglia: uno dei suoi racconti piu` toccanti era quello della partenza, dal porto di Messina, delle grandi navi che portavano gli emigranti verso l’ Australia, e lui sul molo a salutare un fratello e una sorella che partivano, con mio nonno che, come molti altri genitori che  restavano, si chiedeva se avrebbe mai piu` rivisto quei due figli.

Mio padre non amava i fronzoli, le sdolcinature, i regali a tutti i costi. Mio padre era essenziale: sempre pronto ad aiutarti, a mettersi in gioco in prima persona.

Negli ultimi dieci anni che abbiamo passato insieme,  era sua abitudine, per il mio compleanno, regalarmi dei fiori. Uno solo o un mazzo, a seconda dell’ispirazione del momento. Io lo prendevo bonariamente in giro “Papa`, che succede, dei fiori, si vede che stai invecchiando”, e lui mi diceva che il compleanno di un figlio e` prima di tutto una festa per i genitori: perche` il giorno della mia nascita era stato uno dei piu` belli della sua vita, sicuramente quello che aveva reso la sua vita migliore.

Ecco, gli anni passano, i compleanni ritornano, e io vorrei cancellare il mio dal calendario.  Che senso ha che io festeggi quel giorno. Mi manca il suo fiore.

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I regoli

Avviso sul quaderno:
“Portare a scuola una confezione di regoli, anche usati”.

Confesso di aver compiuto un ciclo completo di studi, comprensivo di dottorato di ricerca, con notevoli contenuti di matematica,  senza essermi mai imbattuta nei regoli. Conosco solo il regolo calcolatore, ma non mi sembra adatto alla matematica della prima elementare. Cosi` ho chiesto a mia figlia:

“Ma la maestra vi ha spiegato cosa sono, ve li ha mostrati?”

“Si mamma, ce li ha mostrati, sono dei bastoncini lunghi e tutti colorati, con i quali si puo` anche giocare”.

Improvvisamente mi si e` accesa una lampadina (avete presente Archimede nei fumetti di Topolino) e ho esclamato tutta entusiasta:

“Ma certo! Ho capito! Quando ero piccola io li chiamavamo Shangai e non Regoli!”

Per fortuna il cartolaio vicino casa sapeva bene cosa fossero i regoli, ed ha evitato a mia figlia la brutta figura di presentarsi a scuola con una scatola di bastoncini dello Shangai.

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Oblivion

Sto ascoltando Oblivion, di Astor Piazzolla. Oggi sento che si adatta alla colonna sonora della mia vita. Sara` che stamattina ho comprato la Meglio Gioventu`, uno dei film italiani piu` belli di tutti i tempi a cui associo questo pezzo. Sara` che svegliandomi ho pensato che non ci fosse niente di cui gioire ma che la giornata passata dovesse essere abbandonata il piu` presto possibile all’oblio. Sara` che tendo a essere malinconica di natura. Sara` che adoro il violino. Sara` che adoro il  tango, ma Oblivion e` soprattutto emozioni allo stato puro.

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Ieri in edicola abbiamo avuto una amara sorpresa: andati per acquistare il numero di gennaio di Newton, abbiamo notato che si trattava del numero “13”. Inizialmente abbiamo pensato che si trattasse semplicemente di un numero speciale (infatti la copertina annuncia: “Il meglio di Newton: 10 anni di grandi scoperte”). Ma e` bastato scorrere l’editoriale per avere conferma invece della triste realta`: Newton chiude, questo e` l’ultimo numero.

Poiche` il direttore Giorgio Rivieccio ci saluta con un arrivederci e non un addio, anche noi vogliamo salutarlo con un arrivederci. Nell’editoriale dice, tra le altre cose: “Perché un giornale è anche lo specchio dei suoi lettori e ha il pubblico che si merita, in senso positivo o negativo”.

In questo assurdo paese, scommetto che i giornali di astrologia e gossip non chiudono mai, anzi prolificano. Invece, un giornale intelligente di divulgazione scientifica, non trova il numero minimo di lettori che gli permetta di continuare ad essere presente in edicola.

Benissimo, un giornale ha il pubblico che si merita, e noi abbiamo l’Italia che ci meritiamo, avvelenata dai gas di scarico e dalla diossina della spazzatura, con politici fantoccio che abbiamo votato e per i quali il mondo ci ride dietro, con un’economia sull’orlo dell’abisso e una paura del progresso scientifico dovuta alla profonda ignoranza che ci attanaglia. Ma continuiamo pure cosi`, viva l’Italia!

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Scrittura cuneiforme

Qualsiasi cosa io scriva, non rendero` giustizia a questo struggente romanzo di Abdolah Kader. E` un libro semplicemente bellissimo, che ci accompagna attraverso gli ultimi 50 anni di storia dell’Iran seguendo il rapporto di un padre “speciale” con due dei suoi figli. Il narratore e` appunto uno dei figli, Ismail, che ha dovuto lasciare la sua patria, consapevole di non potervi piu` fare ritorno e di non poter piu` vedere i suoi cari che si e` lasciato indietro. Ma e` anche un libro di “donne” forti: Tine, fedele alla tradizione ma coraggiosa quando la vita le impone di esserlo. Jamila, la combattente. E soprattutto Campanellina, la prediletta del padre e del fratello, colei che paghera` in prima persona per la follia di coloro che non vogliono permettere all’Iran di guardare avanti. Non ci e` dato sapere che ne sara` di lei. Ma l’autore non vuole arrendersi davanti alla sua scomparsa. Preferisce, e noi con lui, pensare che Campanellina si svegliera` tra trecento anni, nel pozzo abitato dal Santo sul Monte Zafferano, e scendera` a valle tenendo tra le mani la sua moneta. Mentre tutti i commenti che ho letto si concentravano sul Ismail, bocca e orecchie del padre sordomuto, e` proprio la figura del padre quella che mi ha emozionato di piu`: come restare indifferenti al suo sacrificio, da uomo semplice, per la figlia. Il suo percorrere a piedi tutti i mesi i dieci chilometri che lo separano dalla prigione. Quell’ultimo atto di speranza per indicare alla figlia il cammino su per il monte Zafferano, luogo magico da cui tutto ha avuto inizio e attraverso cui il destino di tutti i protagonisti deve passare. Il solo ricordare il finale del libro mi emoziona. Scrittura Cuneiforme e` uno di quei libri che ci si porta dentro per sempre, che ci riconciliano con l’umanita`.

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Mia figlia ieri mi ha annunciato:

“Mamma, la mia amica Elena mi ha chiesto se quando siamo grandi voglio andare insieme a lei a fare la cacciatrice di alieni, ed io le ho detto di si” 😯

Forse le facciamo vedere troppo Star Trek?

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Quante cose sono cambiate dopo l’11 settembre. Anche lo spirito di Star Trek Enterprise! Ho guardato 4 episodi della terza serie. Il filo conduttore mi sembra l’angoscia. Il capitano si e` indurito, e` pronto perfino a torturare i suoi nemici per ottenere informazioni che ritiene vitali. Le situazioni sono drammatiche, gli alieni della distesa sono quasi sempre ostili. A bordo ci sono i militari, il cui intervento e` spesso richiesto: si spara e se necessario si uccide, senza tanti rimorsi.

Il clima americano da postumi dell’11 settembre mi sembra, purtroppo, molto evidente nella scelta delle sceneggiature. La visione ottimistica da esplorazione spaziale, che tanto mi era piaciuta nelle due stagioni precedenti, ormai e` solo un lontano ricordo

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