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Archive for luglio 2008

Negli ultimi giorni ricevo le visite di uno sconosciuto lettore che cerca informazioni su “Come farsi perdonare dalla mamma”. Ho parlato altre volte del fatto che trovo molto divertente ogni tanto andare a vedere cosa impostano nei motori di ricerca i navigatori del web che vengono indirizzati su queste pagine.

L’aver parlato dell’inno del Liverpool “You’ll never walk alone” mi garantisce un minimo di visite giornaliere (con punte nei mercoledi` di coppe europee) che francamente non mi aspettavo.

Anche il libro “Gita al faro” sembra che susciti molto interesse o comunque molte ricerche sul web (boh, non mi spiego davvero il perche`).

Inoltre, quasi sempre c’e’ qualcuno che cerca “frasi” o “ricette” per farsi perdonare. Ma e` solo negli ultimi giorni che e` comparso colui che vuole sapere “Come farsi perdonare dalla mamma”. Sono qua che mi chiedo chi fa questa ricerca: un bambino che ha tradito la fiducia materna ed e` stato messo in punizione? Un adulto che non parla piu` da anni con la madre e adesso cerca una maniera per riconciliarsi?

Ebbene, caro lettore anonimo, non ho una ricetta per te. Magari solo qualche suggerimento. Va da lei. Se sei un bambino, corri ad abbracciarla, la tua mamma, e prova a chiederle semplicemente scusa: in cuor suo sono sicura che lei ti ha gia` perdonato. Se sei un adulto, valla a trovare. Sono sicura che ti sta aspettando e non vede l’ora di perdonarti. Non perdere tempo a cercare ricette miracolose sul web (in effetti, non dovresti proprio essere qua a perder tempo a leggere le mie parole….). Magari poi passa e facci sapere come e` andata….

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Sex and the City

Sono rimasta molto indietro con le cose da scrivere…. anche la lista dei libri letti si e` allungata. Mi ‘tolgo’ almeno il giudizio su ‘Sex and the City’, di Candace Bushnell, per alleggerirmi un po`. Libretto comprato all’ultimo stand prima dell’imbarco durante uno dei miei ultimi viaggi aerei, e passato dopo pochi giorni dal comodino direttamente al secchio del riciclo della carta.

Raramente ho letto libri cosi` inutili. Capisco che i vari articoli, pubblicati singolarmente come rubrica del “New York Observer” potessero avere un senso (per un newyorkese…). Ma averli raccolti in un libro ha dato origine a un insieme complessivamente piuttosto squallido e noioso. La “famosa serie” secondo me deve alla Bushnell solo il titolo, per il resto ne e` lontana anni luce. O forse sono io ad essere lontana anni luce da questa NY triste, tetra e squallida, al punto da non riuscire a comprenderla?

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Il ‘cineman’

In questo periodo mi sento molto crepuscolare, gli argomenti che mi vengono in mente sono neri neri neri, e allora piuttosto li lascio nei draft, e per vincere la tentazione di annerire il mondo, dopo un po` li cancello.

Mi e` venuta in mente una cosa buffa che accedeva a mia figlia fino a poco tempo fa, la racconto per risollevare l’umore (il mio).

Ci sono alcune parole, non necessariamente straniere, che non riusciva a ‘bloccare’. Si trattava in genere di parole sdrucciole, Un tipico esempio e` stato il cinema. Non c’era verso di farle capire che non si dice ‘cìneman’.

Un’ altra parola ostica e` costituita dal gioco del fresbee, che tutt’ora e` il ‘frisbil’.

Vabbe`, oggi a pranzo vado da Filippo a farmi una pasta alla norma. Speriamo che aiuti l’umore.

ps me ne e` venuta in mente un’altra: l’arista di maiale per molto tempo e` stata: l’ aristan.

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La ruga

Quando avevo 10 anni, e mia madre 37, siamo rimaste separate per qualche settimana: le condizioni di mio nonno si erano aggravate, cosi` mia mamma era partita per  andare a casa loro, in Sicilia, fino a che poi mio nonno era morto.

Il dolore per la morte di mio nonno, a cui ero molto affezionata, si accavalla nella memoria a quel senso di sollievo, infantile ma forse semplicemente umano, per il ritorno alla normalita`, per la ‘mamma di nuovo a casa’. Ho chiarissima nella memoria l’immagine della prima sera dopo il suo ritorno, a casa insieme. Mia mamma seduta sul bordo del mio letto, a ripristinare la tradizione di sempre, a chiedermi della mia giornata. E un mio sottile senso di angoscia, dovuto all’impressione, sfuggente, indefinibile  e allo stesso tempo reale, che nel viso di mia mamma ci fosse qualcosa di diverso, che quel volto tanto amato non fosse piu` lo stesso. E improvvisamente la vedevo, quella ruga. Ero sicura che prima non c’era, quante volte avevo guardato mia madre da quella posizione e con quella stessa luce: sicuramente me ne sarei accorta se ci fosse stata anche prima. Era una ruga subdola, che passava sotto il mento e risaliva ai due lati della bocca. Sembrava quasi una cicatrice da quanto era profonda, eppure guardando il viso dall’alto o dalla stessa altezza era impossibile vederla.

Quella singola ruga testimoniava la sofferenza vissuta da mia madre nelle 3 settimane in cui eravamo state lontane e il cambiamento avvenuto nella sua vita. Testimoniava anche la sua debolezza. Per me bambina, rappresento` la presa di coscienza che anche mia madre era destinata a decadere, la mia bellissima, giovane, forte mamma, mio costante pilastro. Anche mia mamma un giorno avrebbe avuto bisogno d’aiuto, oltre ad essere sempre pronta per aiutare gli altri, noi tutti.

Domenica scorsa mi trovavo in uno di quegli alberghi che in bagno hanno quel piccolo specchio tondo, impietoso, che riflette un’immagine ingrandita e dettagliata di ogni singolo poro del viso. Non mi guardo mai in quegli specchi, eppure questa volta il mio sguardo e` stato attirato da qualcosa. Improvvisamente ho capito: era la ruga, la stessa ruga di mia madre, nello stesso punto. Quella che per me e` impossibile vedermi, ma che forse mia figlia vede, quando la sera mi siedo sul suo letto e la copro di baci, e le rincalzo le lenzuola. Riusciro` ad essere il suo pilastro? Da quanto tempo la ruga sta la`? Chi altro l’ha vista?

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Record

Ieri ho battuto ogni record: sono stata fermata la mattina dai carabinieri e il pomeriggio dalla polizia. Del resto, sono un personaggio sospetto: donna, guido una Lancia Y del 1998 indossando le cinture di sicurezza. Porto in macchina una bambina di sette anni, debitamente legata al suo seggiolino. Infine, (ma questo loro non potevano saperlo…) ho tutti i documenti e le attrezzature in regola, compreso il triangolo e le lampadine di riserva.

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Fine settimana a Caorle. Passeggiata serale sulla spiaggia, drink in terrazza prima di salire in camera. Ordino una Schweppes tonic. La sorseggio, la gusto, mentre ascolto il rumore del mare che si infrange sulla battigia. E` tardi, nel chiosco sulla spiaggia, di fronte all’albergo, non suonano piu`, comincia il momento piu` bello, quello in cui i rumori umani cominciano a diradarsi . Mia figlia e` un animale notturno, come me, ma in fondo ha solo sette anni, e la giornata e` stata pesante, e` stanca e vuole andare a dormire:

“Mamma, ma quanto ci metti a bere la tua ‘acqua atomica’!”

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