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Archive for settembre 2008

Questa mattina alla radio ho sentito la pubblicita` di COOP, che sottolineava come il loro latte provenisse da mucche alimentate con mangimi privi di OGM. Spesso la COOP ha finanziato progetti di tutto rispetto, tipo l’educazione al consumo consapevole nelle scuole. Ma questo accanimento comunicativo contro gli OGM, mi lascia ogni volta perplessa. E` chiaro che COOP prima di tutto deve fare degli utili, quindi cavalca i sentimenti dell’opinione pubblica. E un’opinione pubblica dove la cultura scientifica e` quasi inesistente, e lo scienziato viene visto come il pazzo che come minimo non mi dice la verita` perche` tanto lui e` pagato dalle multinazionali… cosa ci aspettiamo che partorisca?

Pero` da un’azienza che si vanta di voler fare educazione mi aspetto di piu`: quanto meno una corretta informazione.

Bellissimo l’ultimo articolo di Dario Bressanini che fa chiarezza sulla famosa storia dell’agricoltore canadese ‘contaminato’ dagli OGM. Credo che tutti noi ne abbiamo letto o sentito raccontare una qualche fantasiosa versione.

Possibile che se qualcuno ci tranquillizza sugli effetti degli OGM crediamo che abbia degli interessi in gioco, mentre di fronte al sensazionalismo i mezzi di comunicazione divulgano le notizie senza preoccuparsi minimamente di controllare la veridicita` delle fonti, e noi siamo portati piu` facilmente a credere, anche nei casi in cui chi ne parla non ha alcuna competenza scientifica?

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A che serve?

Ne parlo adesso che il clamore si e` placato. La scorsa settimana ha avuto successo il primo test di circolazione di un singolo fascio di particelle al nuovo acceleratore LHC del CERN di Ginevra.

Dopo qualche sera eravamo a cena da amici, non scienziati, ma comunque persone di livello culturale medio-alto e attente al mondo che le circonda. Una volta placato il bisogno di rassicurazione (“ma siamo sicuri che non si corrano pericoli?”), viene subito posta la domanda: “ma a che serve fare un esperimento di cui non si sa prevedere il risultato?” “ma ha senso spendere tanti soldi in un’impresa del genere, invece che in qualcosa che migliori la vita della gente?”

Questa ritengo che sia la cosa piu` preoccupante di tutte: tanti non sono cosi` ingenui da credere alla storia all’apocalisse, ma si chiedono comunque a cosa serve fare ricerca di base, se questa non ha un fine pratico, se serve solo a rispondere a domande, fondamentali certo, ma puramente culturali.

In questo senso mi sembra che l’opinione pubblica negli Stati Uniti sia piu` consapevole: loro sanno che usano la tecnologia, vanno in macchina, hanno accesso alla diagnostica medica grazie al fatto che ci sono scienziati che fanno ricerca e ‘inventano’ le cose. Anche gli italiani usano il computer e internet, fanno la risonanza magnetica, hanno lettori laser per CD e DVD, ma poi si chiedono a cosa serve la ricerca di base!

Possibile che nessuno riesca a spiegare che tutta la tecnologia che ha effettivamente migliorato le nostre vite non ci sarebbe mai stata senza la ricerca di base? Possibile che nella patria di Galileo il significato del metodo scientifico sia completamente ignorato?

La nostra ospite aveva preparato delle ottime verdure ripiene. Uno dei commensali ha dato fine alla conversazione commentando:

“Cosa c’e’ al mondo di meglio della cipolla? Altro che acceleratori di particelle! Il vero genio e` colui che ha inventato la cipolla!”  😦

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Finalmente il mio post piu` visitato e` quello dove spiego cosa sono i regoli, ed ha superato, in numero di visualizzazioni, quello dove riporto la traduzione di “You’ll never walk alone“. Finalmente sento che questo blog serve a qualcosa, se aiuta i poveri genitori alle prese con il ‘materiale didattico’ della prima elementare.

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Il campo del vasaio

Il commissario Montalbano si sveglia dopo uno strano sogno: nella sua cucina c’è Totò Riina che, candidato Premier, gli ha proposto di fare il Ministro dell’Interno del suo governo.

Inizia cosi` l’ultimo romanzo di Andrea Camilleri che ha come protagonista, per la tredicesima volta, Salvo Montalbano. Il commissario Montalbano è un personaggio che, anche grazie ai bei film televisivi, sta diventando sempre più reale, quasi che da un momento all’altro lo si possa incontrare per strada.

Questa estate siamo persino andati a trovarlo a “Marinella” (Punta Secca, provincia di Ragusa) e abbiamo fotografato la sua casa (e mia figlia voleva persino suonare il campanello per vedere se c’era: “Mamma, pensi che potremmo mangiare a casa di Montalbano?”, come se si trattasse davvero di un vecchio amico di famiglia).

Ma torniamo al libro. Montalbano ha l’intuizione felice che lo aiuta a risolvere il caso grazie a un altro libro di Camilleri, ‘La scomparsa di Pato`’. Con questo espediente narrativo geniale, il libro non mostra alcuna stanchezza, anzi, si colloca tra i migliori della serie di Montalbano. Fresco, scorrevole, originale, divertente, una storia che non delude affatto e si legge tutta d’un fiato.

Si capisce che adoro Camilleri e sono segretamente innamorata del Commissario Montalbano?

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Sconcerto…..

La prima rete Rai spende quattro prime serate a disquisire sulle forme di cento belle ragazze (che si sottopongono agli sguardi e ai commenti di individui tipo Taricone), con i rispettivi genitori che si dicono pure ‘fieri’ di vederle in quella situazione.

E` tutta l’estate che ogni sera, da una punta all’altra dello stivale senza escludere le isole, una decina di belle ragazze si sottopongono a una umiliante pseudo gara e alle prese in giro di Greggio pur di conquistarsi un posto in televisione.

Ieri sera una campionessa sportiva, modello sicuramente da ammirare/imitare, e che non necessita affatto di visibilita` televisiva, si e` prestata a questa umiliante farsa.

Perche` tutto cio` accade? Come ci siamo arrivati? Dove abbiamo perso il controllo? In questo clima, io devo far crescere una figlia di sette anni. Devo insegnarle a diventare donna senza sentirsi oggetto, a non considerare la bellezza il piu` desiderabile dei doni della natura, e non sentirsi sempre e comunque inferiore al maschio, soprattutto se potente.

Che impresa ciclopica sara` la mia.

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“E’ dura rimanere indietro. Aspetto Henry senza sapere dov’è e se sta bene. E’ dura essere quella che rimane. Lui scompare senza preavviso e involontariamente. Io l’aspetto. Ogni minuto scorre lento, trasparente come vetro. Perché se ne va’ dove
io non posso seguirlo?”

Alla fine ho letto questo libro scritto da Audrey Niffenegger in lingua originale. Sono stata attirata dal bellissimo titolo anche se la quarta di copertina dell’edizione italiana mi ha tenuta lontana per un paio d’anni:

“Non lasciatevi ingannare. La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo è tutto tranne che un romanzo di fantascienza, o una bizzarria letteraria in cui si fatica a entrare.”

Come se definire un romanzo “di fantascienza” fosse il peggiore degli insulti,
come se si temesse di perdere lettori al solo nominare i viaggi nel tempo.

Il libro narra la vicenda di uomo costretto a viaggiare nel tempo senza possibilità di controllo, e costretto ogni volta a cavarsela con la sua sola inventiva. La storia non è pero` incentrata sulle sue avventure, ma sul suo rapporto con la moglie, la donna che ogni volta rimane ad attendere il suo ritorno. E ci fa riflettere sui nostri rapporti quotidiani, quelli che tutti noi tendiamo a dare per scontati, dopo che anni di convivenza e routine hanno relegato la sorpresa nell’angolo dell’imprevisto. Che succederebbe invece se quella persona se ne andasse in continuazione e noi la perdessimo ripetutamente? Tutto sarebbe diverso. Saremmo obbligati a vivere nell’attimo, una cosa che tutti affermano di voler fare, ma che credo nessuno faccia davvero.

Una difficoltà che la Niffenegger affronta in questo romanzo è quella di descrivere le intricate vicende temporali dei due protagonisti senza perdere l’attenzione del lettore. Usare l’artificio della doppia narrazione in prima persona, se si riesce a superare lo scoglio delle prime pagine, rende la lettura agevole.

Un aspetto che invece non mi è piaciuto è la mancata giustificazione del senso di predeterminazione che incombe sui protagonisti. Durante i viaggi temporali, le cose succedono perchè devono succedere, perchè sono “già” successe. Una visione fatalista che suppongo sia inevitabile per semplificare la vicenda del viaggio nel tempo, ma che fa sorgere spontanea la domanda: perche`mai? Perche` non inserire almeno un tentativo di spiegazione di questo fatto?

Il libro manca di un finale a sorpresa: poiché il protagonista si ritrova spesso nel futuro, sappiamo già in anticipo che cosa gli accadrà. E infatti questo aspetto ha rallentato la mia lettura dell’ultima parte del libro, per diverse ragioni: sapendo cosa sarebbe successo alla fine, non ero piu` spinta dalla curiosita`. Inoltre, poiche` mi ero affezionata al protagonista volevo gustare il più a lungo possibile la sua compagnia, e non volevo veder finire (e finire atrocemente..) le sue avventure. E qua inserisco la seconda nota dolente. Mi e` sembrato un po` eccessivo far fare al povero Henry una fine cosi` tragicamente plateale. In fondo, si capisce subito che Henry è condannato a non avere una lunga vita, invecchia più rapidamente degli altri a causa di questi suoi continui salti temporali, i suoi viaggi lo sottopongono a rischi continui: perche` quindi infierire cosi`, cedendo al gusto del macabro?

Concludo consigliando a tutti questo bellissimo romanzo dalla difficile catalogazione, ma dal fascino indiscusso.

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Evoluzioni

Quando ero bambina mi chiedevano se fossi parente del presidente della Repubblica.

Per anni i miei colleghi americani mi hanno chiesto se fossi parente di un famoso regista italiano.

Stamattina la mia vicina di casa mi ha chiesto se fossi parente di Miss Italia….

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