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Archive for dicembre 2008

Ieri ho rigorosamente spedito la letterina di mia figlia per Babbo Natale, Polo Nord. Il consorte ha mugugnato, dicendo che e` ridicolo spedirla, ma a me piace fare cosi`.

Se dovessi scrivere io una lettera cosa chiederei? Niente di particolare, perche` non c’e’ niente di comprabile che davvero desidero. Tutto cio` che desidero non ha prezzo, come dice  una nota pubblicita`.

Caro Babbo Natale, se proprio vuoi farmi un regalo, donami quella serenita` che ultimamente mi sembra cosi` difficile raggiungere. Aiutami a gioire delle piccole cose, perche` in fondo sono fortunata, e lo so bene, solo che qualche volta me lo dimentico. Il solo fatto di vedere, giorno dopo giorno, mia figlia che cresce, e lo fa cosi` bene, dovrebbe bastare a donarmi la gioia piu` grande. Conserva in salute mia madre, pilastro indiscusso della nostra famiglia e della mia anima inquieta. Dona allegria alla nostra coppia: due pessimisti cosmici possono raggiungere abissi oscuri. Il valore aggiunto  dello stare insieme sta nell’essere sempre pronti ad aiutare l’altro ad uscire dall’abisso.  E in tanti anni ci siamo sempre stati, l’uno per l’altro, pronti a tirarci vicendevolmente verso l’alto. Ci siamo ancora, e anche questo dovrebbe farmi gioire.

Caro Babbo Natale, aiutaci tutti a creare un mondo dove sia piu` facile sorridere. Non chiedo un banale ottimismo berlusconiano, ma chiedo di ritrovare fiducia nell’uomo, e nelle sue migliori qualita`. Sono stanca di sentirmi disillusa, voglia tornare a sperare in grande.

Caro Babbo Natale, spero che un pezzettino di spazio per me nel tuo sacco ci sia.

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L’armata perduta

Il primo libro di Valerio Massimo  Manfredi che ho letto e` stato “L’ultima legione“,  e mi e` piaciuto moltissimo. Spinta dalla curiosita`, ho continuato sia col genere ‘giallo archeologico’ (alcuni sono proprio belli) che col genere ‘ricostruzione storica’, alla “Alexandros“.

Ecco, “L’armata perduta” non si colloca al livello delle migliori produzioni dell’autore. Oserei dire che e` il suo peggiore libro, tra quelli che ho letto. Io conoscevo “L’Anabasi” di Senofonte, quindi la storia in se` non era una novita`. Tuttavia, il libro tocca punte di tale noiosita`, da non essere spiegabile col semplice fatto che conoscevo gia` la trama. Insomma, un libro noioso, ripetitivo, con un finale approssimativo che francamente mi ha infastidito (ma credo questo sia  dovuto al fatto che il libro in generale non mi e` piaciuto, e speravo almeno in un riscatto finale che non c’e’ stato).

Per carita`, la ricostruzione, fedele all’Anabasi, e` all’altezza della fama
dello studioso Manfredi. Il romanzo e` deludente. Il personaggio che narra la storia, Abira, e` assolutamente poco credibile (per non parlare del fatto che l’autore secondo me fallisce in pieno nel realizzare la narrazione
da un punto di vista ‘al femminile’, idea che in linea di principio poteva
essere interessante).

Insomma, caldamente sconsigliato.

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La fuga non e` altro che il ritorno al luogo da cui si e` fuggiti.
In fondo non si fugge mai, non si fa che tornare indietro. Andarsene non
esiste. Tornare si. Si vola lontano, si vola in alto, ma si ricade
sempre nel posto da cui si e` partiti. Benche` fosse la legge della fuga, io
non volevo ricadere nello stesso posto. Volevo continuare a crescere……
…Nello specchio scoprii improvvisamente di avere dei capelli grigi alle
tempie. No, le stagioni non potevano fermarsi. Arrivavano e passavano veloci.

Ho scoperto Abdolah Kader grazie al passaparola di chi aveva amato “Scrittura Cuneiforme“. Io stessa ho contribuito al passaparola: ad oggi la mia copia e` stata letta da almeno 10 persone. Una di queste, ha comprato “Il viaggio delle bottiglie vuote” e me lo ha passato.

Di nuovo si tratta di una prova di scrittura chiara e lineare, un libro che si legge in un soffio, leggero e profondo al tempo stesso. Meno maturo di “Scrittura cuneiforme”, ma non per questo meno interessante.

Per il profugo iraniano Bolfazl, l’esperienza olandese rappresenta uno stimolo per una nuova rinascita. Nel lungo processo di adattamento, che non potra` mai giungere a compimento completo, il personaggio guarda con occhio distaccato alla realta` che lo circonda e ci descrive il suo microcosmo di luoghi e personaggi con tocco poetico.

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Nuova latitanza….
Che dire, un impegno di lavoro nuovo e molto gratificante,  che ho potuto svolgere solo prendendo ferie, ha riempito le mie giornate per tre settimane. Al di la` della soddisfazione del momento, mi ha mostrato che una attivita` lavorativa diversa sarebbe possibile (ma complicherebbe la vita..) e purtroppo mi ha reso ancora piu` insoddisfatta di questo stallo in cui da molti mesi ormai mi sembra di affondare.

Comunque, torno a casa molto carica alla conclusione del lavoro, con tanta voglia di raccontare e tutto sommato con la consapevolezza che questo incarico potrebbe avere un seguito, e con distrazioni professionali del genere potrei  anche tollerare il mio stato attuale e tirare avanti cosi` fino alla pensione … (della serie: oggi mi sento ottimista…).

Appena scesa dall’aereo, piombo in piena crisi familiare: Poldino e Bianchina sono scappati! (i nostri due canarini). Poldino e` stato prontamente riacciuffato, le ricerche di Bianchina sono ancora in corso. Una telefonata provvidenziale della nonna mi avvisa che Bianchina ha fatto un tuffo nel bucato (contenente candeggina), ma e` miracolosamente sopravvissuta e, seppure un po` abbacchiata, e` di nuovo al suo posto. Vado a prendere mia figlia a scuola. Non  saprei dire se e` piu`contenta di rivedere me, dopo una settimana, o piuttosto di sapere che Bianchina e` salva.

A pranzo mi accorgo che mia figlia si gratta la testa, in maniera un po`
ossessiva e come non ricordo di averle mai visto fare. Chiedo a mia madre
se non le sembri strano, e da quanto tempo succede. La sua risposta e`:
“E` lo stress… a volte sembri dimenticare che ha soli sette anni, sei mancata due settimane in poco tempo, lei e` bravissima e non lo da` a vedere ma questi tuoi viaggi la stressano!”.

Premessa: mia madre e` la mia ancora di salvezza, da lei ho sempre  avuto massimo appoggio e nessuna critica alle mie scelte professionali. Le faccio notare che mi pare strano che lo stress provochi prurito alla testa,  lei ribatte di averlo letto su un giornale: “Lo diceva un professore che puo` succedere”, io chiudo la` la discussione e penso tra me che la fuga dei canarini ha evidentemente ‘stressato’ anche mia madre.

Poiche` la sua spiegazione non mi convince, mi metto a cercare il pettinino a denti stretti che sicuramente possiedo ma non ricordo dove ho messo, visto che non l’ho mai usato, e…. sorpresa! scopro quasi al primo colpo la colonia di ‘ospiti’ che si e` insediata sulla bella testolina di mia figlia e che
evidentemente causa il prurito ossessivo! Altro che stress! Ovviamente anche la  nonna, dopo una settimana a stretto contatto, e` stata ‘colonizzata’. Comincia cosi` un periodo, questo si stressante, di ‘trattamenti’, e controlli, e lavaggi, e conti infiniti della lavanderia…. fino a che, venerdi` scorso, dopo 20 giorni  dall’avvistamento dell’ultimo ‘ospite’ vivo, abbiamo ufficialmente dichiarato vinta la nostra battaglia…

E guai a chi mi chiede: che hai fatto di bello ultimamente?

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