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Archive for giugno 2009

…. e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza “distrazioni”, che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al “bene comune” dei cittadini.

A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?

Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari “corifei”, “caudatari” o “maschere salmodianti” (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo “autolesionista” di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando “la pezza è più grande dello sbrego” come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne “merce”, di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.

Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del “buon governo” per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un “lodo”, tanto meno chiedergli l’”immunità morale”. La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.

Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi “pesanti”, anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. ….

…Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una “zona franca” dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico “piatto di lenticchie”, da respingere al mittente.

Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».
..Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una “politica da camera da letto” si passi alla vera politica delle “camere del Parlamento”, restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.

Tratto da una risposta  di   Don Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana, di fronte allo sconcerto manifestato da  molti lettori


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La solitudine dei numeri primi

Fondamentalmente mi e` piaciuto.
Confesso che la cosa che mi ha incuriosito maggiormente e spinto a comprare il libro e` stata la professione dell’autore… Me lo sono fatto regalare 🙂 e poi e` rimasto per mesi sullo scaffale: ho letto diverse recensioni in cui Paolo Giordano veniva paragonato a Niccolo` Ammaniti, o addirittura definito un Ammaniti ‘elementare’. La cosa mi ha decisamente spaventato: dopo aver letto “Ti prendo e ti porto via”  di Ammaniti ho avuto bisogno di mesi per riprendermi dal trauma… Invece Giordano secondo me e` diversissimo da Ammaniti: scrive con molta grazia, non si compiace affatto del particolare trucido, persino le cose piu` atroci le accenna soltanto, le fa intuire senza descriverle. Questo e` un aspetto che ho molto apprezzato. L’autore spesso stende un velo di discrezione, per esempio la parola ‘anoressica’ non viene mai pronunciata apertamente se non dalla protagonista,  Alice, stessa.

Mi ha colpito il fatto che il trauma subito da Alice e Mattia abbia influito cosi` tanto sul loro futuro. I due protagonisti si autopuniscono a vita, perche` in fondo si ritengono personalmente responsabili di drammi la cui vera responsabilita` e` dei loro genitori (sia per l’imposizione delle lezioni di sci nel caso di Alice, sia per aver affidato a Mattia bambino  la sorella cosi` problematica).

IL titolo del romanzo prende spunto dai numeri primi, divisibili solo per se stessi e per uno.  Fra questi, esistono dei numeri ancora più particolari, definiti dagli  studiosi  “primi gemelli”: sono due numeri primi separati da un unico numero. L’11 e il 13, il 17 e il 19, il 41 e il 43… A mano a mano che si va avanti questi numeri compaiono sempre con minore frequenza, ma, se si continua a contare, ecco che ci si imbatterà in altri due numeri primi gemelli, vicini nella loro solitudine. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto”.

Il romanzo e` delicato e terribile allo stesso tempo. La tristezza della vicenda e` cosi` profonda, e mi aspettavo un finale cosi` tragico, che invece ho apprezzato molto cio` che di buono c’e’ nel finale: lui che finalmente va a vedere l’alba, e tira fuori dalla tasca il numero di telefono di Nadia, e lei che sembra recuperare un po` di voglia di vivere, sembra guardare con un briciolo di ottimismo alla sua vita futura, sembra persino voler recuperare il rapporto col marito.

Insomma, va letto senza troppe aspettazioni, non e` certo un capolavoro,  ma mi e` piaciuto.

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Segnalazioni

Ho sempre fatto pochissimo uso in questo blog dei link, perche` lo considero soprattutto un diario delle mie letture e delle mie esperienze.

Oggi faccio un’eccezione, per segnalare ai miei pochi, affezionati lettori un bell’articolo di Elisabetta Povoledo pubblicato sull’International Herald Tribune e riportato ieri da Loredana Lipperini. Il tema mi sta particolarmente a cuore, come donna italiana, e come madre che vede crescere  sua figlia in questo paese dove lo svilimento continuo della figura femminile non fa piu` notizia. Quindi, ben vengano le iniziative come il documentario di Lorella Zanardo, perche` se ne parli, ci si continui a indignare per un modello che non e` accettabile e che toglie dignita` alle donne.

La seconda segnalazione e` per un bell’articolo di Alessandro Gilioli comparso ieri nel suo blog sul sito dell’Espresso. Leggo sempre Gilioli, mi piace la sua scrittura pungente e lucida. Non sempre condivido le sue posizioni, ma la sua “Lettera a un amico di destra” avrei voluto scriverla io, sebbene il mio “passato” ideologico sia molto piu` moderato di quello di Gilioli.  Le domande che rivolge al suo “amico”, vorrei farle  ad alcuni miei amici “di destra”. Tutte bravissime persone, con le quali ho condiviso la crescita in parrocchia, oppure gli anni del liceo, profondamente segnati dalla morte di Moro e durante i quali organizzavamo serate “impegnate” per  leggere i suoi scritti e discutere di “terza via”.

Quando la Dc ha vissuto la sua grande diaspora” abbiamo intrapreso strade diverse. Adesso, se solo in questo paese si potesse ancora parlare di politica senza litigare, senza distruggere le amicizie, mi piacerebbe tanto chiedere loro, come fa Gilioli:

che cosa c’entra tutto questo con De Gasperi, con Adenauer, con Koestler – e con tutte le altre nostre comuni letture formative?”

E a tutti loro vorrei dire:

” Fatelo, liberatevi, emancipatevi dal Capo che vi ha comprati e soggiogati quindici anni fa. Fatelo per voi, per il vostro bene prima ancora che per il nostro, fatelo per i valori in cui avete creduto quando per conquistare il consenso non avevano bisogno di Emilio Fede, Liguori, Belpietro, Minzolini, Giordano e tutti gli altri servi che in fondo al cuore – lo so – disprezzate ” almeno quanto li disprezzo io.

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Pensate che sia possibile rilassarsi camminando scalzi sul cemento arroventato dal sole, mettersi in fila per qualsiasi attivita` richiesta dalla fisiologia umana, cercare di individuare la frequenza della voce del proprio figlio che chiama “mamma’, riconoscendola tra un centinaio di bambini col costume-dello-stesso-colore, la cuffia-dello-stesso-colore, gli occhialini-dello-stesso-colore, lottare per la conquista di una sedia e aspettare con ansia l’arrivo della brezza pomeridiana che asciughi i rivoli di sudore che sentite scendere lungo la schiena? Ebbene, se siete nati a Livorno, o se avete sposato uno/a nato/a a Livorno  (e l’amate tanto!) questo e` possibile.

Si tratta dell”alternativa urbana alla vita da spiaggia. La popolazione autoctona si divide, non appena e` in grado di intendere, in tipi da spiaggia e tipi da scoglio. Ci sono poi, molto piu` rari, coloro che non disdegnano ne` l’una ne` l’altra. Io appartengo a questi ultimi. Purche` l’aria sia sufficientemente salmastra.

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La pioggia prima che cada

Non bisognerebbe mai farsi abbindolare dai bei titoli! Ho comprato “La pioggia prima che cada” di Jonathan Coe in un impeto di consumismo, perche` alla Feltrinelli c’era lo sconto del 30%, e perche` quel bel titolo mi ‘ispirava’. Anche se, pensandoci bene, la pioggia prima che cada non e` pioggia, e quindi non esiste. Infatti, questo libro e` proprio inconsistente, un libro che a distanza di una settimana da quando l’ho terminato faccio fatica a ricordare di cosa parlasse.

L’artificio narrativo e` interessante: si tratta della descrizione puntigliosa di venti fotografie, registrata per la nipote cieca.  Ma lo spunto e` debole, ti trascina fino in fondo al libro, che in effetti si legge tutto d’un fiato, ti scivola addosso, ma poi sparisce, non  lascia  assolutamente niente, nessuna emozione, nessuna partecipazione. Insomma, tempo perso. Mi fa una rabbia tremenda quando i libri si rivelano ‘inutili’.

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