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Archive for the ‘Pensieri in liberta`’ Category

Domenica prossima

Marino è chiaramente il leader politico di un altro Paese, assai più moderno del nostro: un Paese dove si parla di Web e di banda larga, di merito e di coerenza, di principi e non di convenienza. Non credo che l’Italia sia pronta per lui, e non è che lo dico con il sorriso sulle labbra.

Queste parole non sono mie ma di Gilioli, non me ne voglio certo appropriare. Pero` Alessandro ha detto cio` che anche io penso, molto meglio di come  avrei saputo fare io, quindi tanto vale citarlo.

Forse, anzi sicuramente, l’Italia non e` pronta per un leader come Marino, ma proviamo anche noi a sognare, per una volta. Io domenica faro` la mia parte, e spero che siamo in tanti a pensarla cosi`.

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In questo autunno che sembra un’estate che non vuole andar via, ho scoperto un accoppiamento molto gradevole: castegne bollite in sale e alloro accompagnate da dell’ottimo Malvasia di Salina, acquistato sul posto nel recente (e gia` oggetto di nostalgia) viaggio alle Eolie.

Non e` esattamente come mangiare pesche e malvasia, ma non e` male.

Non escludo, stasera, un brindisi 😉

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Quest’anno posso dire di aver soddisfatto la mia costante voglia di sud. Dopo due settimane di vacanza nella mia amata Sicilia (che meriterebbero un post a parte: Lipari, Vulcano, Filicudi…) in questo settembre sono andata a Napoli e Bari.

Non visitavo Napoli da quelle due mitiche settimane a Castellamare di Stabia con papa`, in quarta elementare, io e lui da soli. Ah no, forse c’ero tornata in gita scolastica al ginnasio, ma di quella gita da incubo l’unica cosa che ricordo e` una terribile discoteca di Sorrento, (la mia prima, e per molti anni ultima, discoteca).

Be`, non c’e’ da meravigliarsi che Posillipo e Mergellina siano cosi` famosi nel mondo. E che dire di Nisida, un sogno da quando compravo ancora i vinili di Edoardo Bennato. Non ho avuto tempo per fare la turista, se non una lunga, bellissima, passeggiata notturna. E per le vie di Chiaia, in piazza del Plebiscito, sul lungomare, in via Caracciolo, mi sono sentita tranquilla, al sicuro anche se era mezzanotte, a passeggiare nelle strade piene di persone che si godevano quella bella serata di fine estate. Proprio come quando da ragazzina, col mio papa`, avrei fatto qualsiasi cosa e sarei andata dappertutto perche` tanto quando ero con lui non mi poteva accadere niente.

A Bari sono venuta per la prima volta, anche se in Puglia sono gia` stata molte volte.  Mi colpisce sempre questo senso di ricchezza delle citta`, che uno non si aspetterebbe in una citta` del sud. Una ricchezza che non e` solo economica e non si misura solo dalla lucentezza dei negozi (che peraltro sono luminosi e belli), ma anche culturale e si potrebbe misurare col numero di teatri importanti (nel raggio di un chilometro ne ho trovati ben tre: il Piccinni, il Margherita e il famoso Petruzzelli).  Mi ha colpito anche la pulizia (forse perche` tutti gli edifici sono bianchi, o perche` ormai sono rassegnata alla perenne sporcizia della mia citta`?) e l’eleganza delle persone per strada, in una giornata feriale qualsiasi e senza sembrare che dovessero partecipare ad  alcuna ricorrenza speciale. Forse questa mia ultima affermazione e` dettata dalla  superficialita`, visto che pensandoci bene, mi sono imbattuta in ben due matrimoni in un  mercoledi` mattina.

Un punto in comune: l’estrema gentilezza delle persone, che se temono che tu possa perderti invece che limitarsi a indicarti la strada si offrono di fare un tratto di strada insieme. Una eccezionale signora sull’autobus a cui avevo chiesto che mi indicasse quando arrivavamo alla mia fermata, quando e` dovuta scendere si e` rivolta agli altri passeggeri, perche` qualcuno di loro mi aiutasse. Un  anziano signore si e` offerto di darmi un biglietto dell’autobus (e non voleva che glielo pagassi!) perche` se fossi andata a comprare i biglietti avrei perso l’autobus che stava arrivando. Una signora mi ha indicato la strada per la chiesa di San Nicola con un ‘percorso sicuro’, e una suora mi ha addirittura accompagnato fino al punto da cui ‘non potevo piu` sbagliare’. Vorrei sottolineare che sono una persona normale, in genere non induco negli altri tali sitinti di protezione.

Insomma, la mia voglia di sud e` aumentata ancora.

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Sono arrivata in una piazza, lui forse era gia` li`, o e` arrivato con me, ma sicuramente da strade diverse. Ci siamo seduti ad un tavolo, uno di fronte all’altra, gomiti sul tavolo e mani intrecciate, strette strette. Ci siamo guardati negli occhi, intensamente, io non parlavo perche` lo stavano facendo i miei occhi, volevo trattenere quell’attimo, volevo che quel momento non finisse mai e temevo che anche una sola parola spezzasse l’incanto. Eravamo cosi` vicini che potevo vedere chiaramente ogni piega del suo volto scavato, i pori della pelle, la barba un po` lunga (strano, lui si radeva anche due volte al giorno, odiava la barba lunga). Mi ha detto qualcosa in inglese ed ha aggiunto: “Volevo farti vedere che adesso so anche l’inglese, io che ero negato per le lingue straniere” ed ha riso, quella sua risata squillante di quando eravamo felici. Anche la voce era quella di allora, la voce che amavo. Da bambina ero convinta che avrebbe potuto fare il doppiatore, tanto la sua voce mi sembrava bella, come quella dei miei attori preferiti: Gary Cooper, Gregory Peck. Ero convinta che non avesse alcun accento, proprio come i doppiatori, quelli bravi. Io almeno il suo accento non lo sentivo, e mi meravigliavo quando gli altri dicevano che il suo accento era piu` marcato di quello di mia madre, che tutt’ora si sente benissimo. Sapevamo entrambi di non poter restare cosi`. Mi ha detto: “Tornero` a trovarti, ho ancora tante cose da insegnarti”. Io continuavo a stringergli le mani e a fissarlo per non lasciarlo andare via. Eppure, neanche per un istante ho pensato di poter andare con lui o di chiedergli di restare con me: semplicemente sapevo che non era possibile. La scena e` svanita. L’emozione e` stata immensa, reale, cosi` forte da provocare dolore fisico.

Io sono qua e aspetto, aspetto che tu torni a trovarmi.

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Rassegniamoci

Siamo un paese di destra, anzi, di destra populista, quindi ci tocca cio` che ci meritiamo.

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“For everywhere we look, there is work to be done. The state of the economy calls for action, bold and swift, and we will act — not only to create new jobs, but to lay a new foundation for growth. We will build the roads and bridges, the electric grids and digital lines that feed our commerce and bind us together. We will restore science to its rightful place, and wield technology’s wonders to raise health care’s quality and lower its cost. We will harness the sun and the winds and the soil to fuel our cars and run our factories. And we will transform our schools and colleges and universities to meet the demands of a new age. All this we can do. All this we will do.”

E` stato emozionante ascoltare il discorso di inaugurazione. Ma sentire il nuovo presidente degli Stati Uniti che si ripromette di  restituire alla scienza il ‘posto che le spetta’,  e sottolinea l’importanza dell’istruzione in tutte le sue forme, e` stato piu` che emozionante:  e` stata la dimostrazione del fatto che tutti noi dovremmo ambire a qualcosa di piu` della nostra squallida politica paesana. Perche` appunto, ambire ad una nuova era non solo e` possibile, ma e` doveroso.

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Ieri ho rigorosamente spedito la letterina di mia figlia per Babbo Natale, Polo Nord. Il consorte ha mugugnato, dicendo che e` ridicolo spedirla, ma a me piace fare cosi`.

Se dovessi scrivere io una lettera cosa chiederei? Niente di particolare, perche` non c’e’ niente di comprabile che davvero desidero. Tutto cio` che desidero non ha prezzo, come dice  una nota pubblicita`.

Caro Babbo Natale, se proprio vuoi farmi un regalo, donami quella serenita` che ultimamente mi sembra cosi` difficile raggiungere. Aiutami a gioire delle piccole cose, perche` in fondo sono fortunata, e lo so bene, solo che qualche volta me lo dimentico. Il solo fatto di vedere, giorno dopo giorno, mia figlia che cresce, e lo fa cosi` bene, dovrebbe bastare a donarmi la gioia piu` grande. Conserva in salute mia madre, pilastro indiscusso della nostra famiglia e della mia anima inquieta. Dona allegria alla nostra coppia: due pessimisti cosmici possono raggiungere abissi oscuri. Il valore aggiunto  dello stare insieme sta nell’essere sempre pronti ad aiutare l’altro ad uscire dall’abisso.  E in tanti anni ci siamo sempre stati, l’uno per l’altro, pronti a tirarci vicendevolmente verso l’alto. Ci siamo ancora, e anche questo dovrebbe farmi gioire.

Caro Babbo Natale, aiutaci tutti a creare un mondo dove sia piu` facile sorridere. Non chiedo un banale ottimismo berlusconiano, ma chiedo di ritrovare fiducia nell’uomo, e nelle sue migliori qualita`. Sono stanca di sentirmi disillusa, voglia tornare a sperare in grande.

Caro Babbo Natale, spero che un pezzettino di spazio per me nel tuo sacco ci sia.

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