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Archive for aprile 2009

…un altro aggiornamento sulla nostra famiglia di canarini.

Pochi giorni dopo l’ultimo post sui canarini, e quando ormai pensavamo che ce l’avessero fatta, il piu` piccolino e` morto. Forse negli ultimi giorni non riusciva piu` a mangiare abbastanza: i suoi fratelli erano diventati molto piu` grandi di lui e allungavano il collo di piu`. Forse e` stato schiacciato nel nido dai fratelli.

Gli altri tre ce l’hanno fatta, adesso sono grandi come i genitori. Quello che e` cresciuto per primo lo abbiamo chiamato Pallino. Poi c’e’ Macchia (o Macchiolina), chiamato cosi` per via di una macchia grigio scuro sulla testa. E infine Titti, il piu` piccino. In realta`, adesso Titti e` quasi indistinguibile da Pallino. Sono tutti e tre bianchi, ma da un paio di settimane stanno acquistando una lieve colorazione giallo-arancione. Quindi, mi sa che il loro colore definitivo ancora non si e` stabilizzato. In questo momento il grande dilemma e`: sono maschi o femmine? Come si fa a stabilirlo? L’unica discriminante che conosco e` il canto, ma al momento cantano poco. Poldino poi, non ha ancora ripreso a cantare. Macchia e` diventato il piu` prepotente: litiga con tutti, anche con Bianchina.

Da solo una settimana sono del tutto indipendenti anche per quanto riguarda il cibo. Infatti, mi sa che e` giunto il momento di separarli o di trasferirli in una gabbia piu` grande.

Bianchina e Poldino non avevano mai voluto fare il bagno. I piccoli invece, fin dalla prima volta che abbiamo messo la vaschetta con l’acqua ci sono entrati dentro tutti contenti. Al punto che anche Bianchina, forse per seguirli, e` entrata nella vaschetta, e per lei e` stata la prima volta! Guardarli sguazzare e` bellissimo. Insomma, ormai la nostra famiglia di canarini e` a tutti gli effetti parte della famiglia.

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Sono arrivata in una piazza, lui forse era gia` li`, o e` arrivato con me, ma sicuramente da strade diverse. Ci siamo seduti ad un tavolo, uno di fronte all’altra, gomiti sul tavolo e mani intrecciate, strette strette. Ci siamo guardati negli occhi, intensamente, io non parlavo perche` lo stavano facendo i miei occhi, volevo trattenere quell’attimo, volevo che quel momento non finisse mai e temevo che anche una sola parola spezzasse l’incanto. Eravamo cosi` vicini che potevo vedere chiaramente ogni piega del suo volto scavato, i pori della pelle, la barba un po` lunga (strano, lui si radeva anche due volte al giorno, odiava la barba lunga). Mi ha detto qualcosa in inglese ed ha aggiunto: “Volevo farti vedere che adesso so anche l’inglese, io che ero negato per le lingue straniere” ed ha riso, quella sua risata squillante di quando eravamo felici. Anche la voce era quella di allora, la voce che amavo. Da bambina ero convinta che avrebbe potuto fare il doppiatore, tanto la sua voce mi sembrava bella, come quella dei miei attori preferiti: Gary Cooper, Gregory Peck. Ero convinta che non avesse alcun accento, proprio come i doppiatori, quelli bravi. Io almeno il suo accento non lo sentivo, e mi meravigliavo quando gli altri dicevano che il suo accento era piu` marcato di quello di mia madre, che tutt’ora si sente benissimo. Sapevamo entrambi di non poter restare cosi`. Mi ha detto: “Tornero` a trovarti, ho ancora tante cose da insegnarti”. Io continuavo a stringergli le mani e a fissarlo per non lasciarlo andare via. Eppure, neanche per un istante ho pensato di poter andare con lui o di chiedergli di restare con me: semplicemente sapevo che non era possibile. La scena e` svanita. L’emozione e` stata immensa, reale, cosi` forte da provocare dolore fisico.

Io sono qua e aspetto, aspetto che tu torni a trovarmi.

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Gita nella provincia di Siena, alla scoperta della Val D’orcia, delle sue meraviglie paesaggistiche e delle sue specialita` enogastronomiche (seguendo le indicazioni di una guida dall’evocativo titolo: “Viaggi e assaggi“). Dopo l’ennesima visita a negozio di prodotti tipici,  mia figlia e` sbottata:

“Non ne posso piu` di cantine e ristoranti! Mamma, oggi ho proprio voglia di visitare un bel museo!”

L’indomani l’abbiamo accontentata: giornata trascorsa a Siena, tra chiese, opere di Duccio di Buoninsegna, e statue di Jacopo della Quercia.

La sera, stanca ma soddisfatta, raccontava alla nonna al telefono tutte le meraviglie della giornata.

“… e poi nel 1999 sotto il Duomo di Siena, quasi per caso, sono stati trovati dei rinfreschi conservati benissimo!”

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