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Archive for the ‘Famiglia’ Category

A volte mi faccio paura….

Sabato pomeriggio metto la macchina nuova in garage, e mi accorgo di aver lasciato le chiavi di casa dentro la macchina chiusa, dentro il garage che ho chiuso. Le chiavi del garage ovviamente stanno con quelle di casa.

Sorvolando sul fatto che mi trovo all’interno del cortile di casa, dal quale non posso uscire, cerco di procurarmi un altro paio di chiavi: ne ha una il marito, e una terza la tengo a casa di mia mamma.

Mia figlia, che e` con me,  mi dice:

<<Mamma guarda che il garage e` aperto>>

<<Ma cosa dici, ho girato la maniglia, e quindi il garage e` chiuso>>.

Finalmente mi procuro un altro paio di chiavi (e mi prendo della svampita da mezzo parentame). Vado al garage, ma la suddetta chiave non gira. Vuoi vedere che ora mi si spezza pure la chiave del garage nella toppa? Guardo meglio, la chiave non gira semplicemente perche` non ho fatto scattare la maniglia: il garage e` aperto, come in effetti ha cercato di dirmi la mia ottenne figlia.

Apro il portone del garage, e anche la macchina, che credevo di aver chiuso, e` aperta. Solo che dentro la macchina, le chiavi di casa non ci sono! Dopo cinque minuti di ricerche sotto i sedili e i tappetini, infilo una mano in tasca e scopro che le chiavi di casa erano state sempre la`, nella tasca del mio cappotto.

Quando mi succedono queste cose mi preoccupo seriamente della mia salute mentale.

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…. e l’onere di servire il Paese (senza servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che si dedichi a questo importante compito senza “distrazioni”, che un capo di Governo non può permettersi. L’alta responsabilità comporta restrizioni di movimenti e comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo pieno il Paese e dedicarsi totalmente al “bene comune” dei cittadini.

A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle giovani generazioni con comportamenti “gaudenti e libertini”, o se inculchiamo loro i valori del successo, dei soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo, anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?

Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E, soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente, con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese d’ufficio dei vari “corifei”, “caudatari” o “maschere salmodianti” (come li ha definiti qualcuno), che ci propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa dell’indifendibile. Onel tentativo “autolesionista” di minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli. Ancora peggio, poi, quando “la pezza è più grande dello sbrego” come si dice, e si definisce il presidente del Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni a pagamento (ammesso che sia vero), e si considerano le donne “merce”, di cui «si potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.

Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa del “buon governo” per giustificare qualsiasi comportamento, perché con Dio non è possibile stabilire un “lodo”, tanto meno chiedergli l’”immunità morale”. La morale è uguale per tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà credibilità alle persone e alle loro azioni.

Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno riflettere certi silenzi “pesanti”, anche all’interno della stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. ….

…Non si può far finta che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in particolare.

Il problema dell’esempio personale è inscindibile per chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni. Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso di popolo, non può pretendere una “zona franca” dall’etica. Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi favorevoli alla Chiesa: è il classico “piatto di lenticchie”, da respingere al mittente.

Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti: «Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta coscienza».
..Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme…) sono passati in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da una “politica da camera da letto” si passi alla vera politica delle “camere del Parlamento”, restituite alla loro dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne tragga le debite conseguenze.

Tratto da una risposta  di   Don Antonio Sciortino su Famiglia Cristiana, di fronte allo sconcerto manifestato da  molti lettori


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Segnalazioni

Ho sempre fatto pochissimo uso in questo blog dei link, perche` lo considero soprattutto un diario delle mie letture e delle mie esperienze.

Oggi faccio un’eccezione, per segnalare ai miei pochi, affezionati lettori un bell’articolo di Elisabetta Povoledo pubblicato sull’International Herald Tribune e riportato ieri da Loredana Lipperini. Il tema mi sta particolarmente a cuore, come donna italiana, e come madre che vede crescere  sua figlia in questo paese dove lo svilimento continuo della figura femminile non fa piu` notizia. Quindi, ben vengano le iniziative come il documentario di Lorella Zanardo, perche` se ne parli, ci si continui a indignare per un modello che non e` accettabile e che toglie dignita` alle donne.

La seconda segnalazione e` per un bell’articolo di Alessandro Gilioli comparso ieri nel suo blog sul sito dell’Espresso. Leggo sempre Gilioli, mi piace la sua scrittura pungente e lucida. Non sempre condivido le sue posizioni, ma la sua “Lettera a un amico di destra” avrei voluto scriverla io, sebbene il mio “passato” ideologico sia molto piu` moderato di quello di Gilioli.  Le domande che rivolge al suo “amico”, vorrei farle  ad alcuni miei amici “di destra”. Tutte bravissime persone, con le quali ho condiviso la crescita in parrocchia, oppure gli anni del liceo, profondamente segnati dalla morte di Moro e durante i quali organizzavamo serate “impegnate” per  leggere i suoi scritti e discutere di “terza via”.

Quando la Dc ha vissuto la sua grande diaspora” abbiamo intrapreso strade diverse. Adesso, se solo in questo paese si potesse ancora parlare di politica senza litigare, senza distruggere le amicizie, mi piacerebbe tanto chiedere loro, come fa Gilioli:

che cosa c’entra tutto questo con De Gasperi, con Adenauer, con Koestler – e con tutte le altre nostre comuni letture formative?”

E a tutti loro vorrei dire:

” Fatelo, liberatevi, emancipatevi dal Capo che vi ha comprati e soggiogati quindici anni fa. Fatelo per voi, per il vostro bene prima ancora che per il nostro, fatelo per i valori in cui avete creduto quando per conquistare il consenso non avevano bisogno di Emilio Fede, Liguori, Belpietro, Minzolini, Giordano e tutti gli altri servi che in fondo al cuore – lo so – disprezzate ” almeno quanto li disprezzo io.

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…un altro aggiornamento sulla nostra famiglia di canarini.

Pochi giorni dopo l’ultimo post sui canarini, e quando ormai pensavamo che ce l’avessero fatta, il piu` piccolino e` morto. Forse negli ultimi giorni non riusciva piu` a mangiare abbastanza: i suoi fratelli erano diventati molto piu` grandi di lui e allungavano il collo di piu`. Forse e` stato schiacciato nel nido dai fratelli.

Gli altri tre ce l’hanno fatta, adesso sono grandi come i genitori. Quello che e` cresciuto per primo lo abbiamo chiamato Pallino. Poi c’e’ Macchia (o Macchiolina), chiamato cosi` per via di una macchia grigio scuro sulla testa. E infine Titti, il piu` piccino. In realta`, adesso Titti e` quasi indistinguibile da Pallino. Sono tutti e tre bianchi, ma da un paio di settimane stanno acquistando una lieve colorazione giallo-arancione. Quindi, mi sa che il loro colore definitivo ancora non si e` stabilizzato. In questo momento il grande dilemma e`: sono maschi o femmine? Come si fa a stabilirlo? L’unica discriminante che conosco e` il canto, ma al momento cantano poco. Poldino poi, non ha ancora ripreso a cantare. Macchia e` diventato il piu` prepotente: litiga con tutti, anche con Bianchina.

Da solo una settimana sono del tutto indipendenti anche per quanto riguarda il cibo. Infatti, mi sa che e` giunto il momento di separarli o di trasferirli in una gabbia piu` grande.

Bianchina e Poldino non avevano mai voluto fare il bagno. I piccoli invece, fin dalla prima volta che abbiamo messo la vaschetta con l’acqua ci sono entrati dentro tutti contenti. Al punto che anche Bianchina, forse per seguirli, e` entrata nella vaschetta, e per lei e` stata la prima volta! Guardarli sguazzare e` bellissimo. Insomma, ormai la nostra famiglia di canarini e` a tutti gli effetti parte della famiglia.

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Sono arrivata in una piazza, lui forse era gia` li`, o e` arrivato con me, ma sicuramente da strade diverse. Ci siamo seduti ad un tavolo, uno di fronte all’altra, gomiti sul tavolo e mani intrecciate, strette strette. Ci siamo guardati negli occhi, intensamente, io non parlavo perche` lo stavano facendo i miei occhi, volevo trattenere quell’attimo, volevo che quel momento non finisse mai e temevo che anche una sola parola spezzasse l’incanto. Eravamo cosi` vicini che potevo vedere chiaramente ogni piega del suo volto scavato, i pori della pelle, la barba un po` lunga (strano, lui si radeva anche due volte al giorno, odiava la barba lunga). Mi ha detto qualcosa in inglese ed ha aggiunto: “Volevo farti vedere che adesso so anche l’inglese, io che ero negato per le lingue straniere” ed ha riso, quella sua risata squillante di quando eravamo felici. Anche la voce era quella di allora, la voce che amavo. Da bambina ero convinta che avrebbe potuto fare il doppiatore, tanto la sua voce mi sembrava bella, come quella dei miei attori preferiti: Gary Cooper, Gregory Peck. Ero convinta che non avesse alcun accento, proprio come i doppiatori, quelli bravi. Io almeno il suo accento non lo sentivo, e mi meravigliavo quando gli altri dicevano che il suo accento era piu` marcato di quello di mia madre, che tutt’ora si sente benissimo. Sapevamo entrambi di non poter restare cosi`. Mi ha detto: “Tornero` a trovarti, ho ancora tante cose da insegnarti”. Io continuavo a stringergli le mani e a fissarlo per non lasciarlo andare via. Eppure, neanche per un istante ho pensato di poter andare con lui o di chiedergli di restare con me: semplicemente sapevo che non era possibile. La scena e` svanita. L’emozione e` stata immensa, reale, cosi` forte da provocare dolore fisico.

Io sono qua e aspetto, aspetto che tu torni a trovarmi.

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Nuova latitanza….
Che dire, un impegno di lavoro nuovo e molto gratificante,  che ho potuto svolgere solo prendendo ferie, ha riempito le mie giornate per tre settimane. Al di la` della soddisfazione del momento, mi ha mostrato che una attivita` lavorativa diversa sarebbe possibile (ma complicherebbe la vita..) e purtroppo mi ha reso ancora piu` insoddisfatta di questo stallo in cui da molti mesi ormai mi sembra di affondare.

Comunque, torno a casa molto carica alla conclusione del lavoro, con tanta voglia di raccontare e tutto sommato con la consapevolezza che questo incarico potrebbe avere un seguito, e con distrazioni professionali del genere potrei  anche tollerare il mio stato attuale e tirare avanti cosi` fino alla pensione … (della serie: oggi mi sento ottimista…).

Appena scesa dall’aereo, piombo in piena crisi familiare: Poldino e Bianchina sono scappati! (i nostri due canarini). Poldino e` stato prontamente riacciuffato, le ricerche di Bianchina sono ancora in corso. Una telefonata provvidenziale della nonna mi avvisa che Bianchina ha fatto un tuffo nel bucato (contenente candeggina), ma e` miracolosamente sopravvissuta e, seppure un po` abbacchiata, e` di nuovo al suo posto. Vado a prendere mia figlia a scuola. Non  saprei dire se e` piu`contenta di rivedere me, dopo una settimana, o piuttosto di sapere che Bianchina e` salva.

A pranzo mi accorgo che mia figlia si gratta la testa, in maniera un po`
ossessiva e come non ricordo di averle mai visto fare. Chiedo a mia madre
se non le sembri strano, e da quanto tempo succede. La sua risposta e`:
“E` lo stress… a volte sembri dimenticare che ha soli sette anni, sei mancata due settimane in poco tempo, lei e` bravissima e non lo da` a vedere ma questi tuoi viaggi la stressano!”.

Premessa: mia madre e` la mia ancora di salvezza, da lei ho sempre  avuto massimo appoggio e nessuna critica alle mie scelte professionali. Le faccio notare che mi pare strano che lo stress provochi prurito alla testa,  lei ribatte di averlo letto su un giornale: “Lo diceva un professore che puo` succedere”, io chiudo la` la discussione e penso tra me che la fuga dei canarini ha evidentemente ‘stressato’ anche mia madre.

Poiche` la sua spiegazione non mi convince, mi metto a cercare il pettinino a denti stretti che sicuramente possiedo ma non ricordo dove ho messo, visto che non l’ho mai usato, e…. sorpresa! scopro quasi al primo colpo la colonia di ‘ospiti’ che si e` insediata sulla bella testolina di mia figlia e che
evidentemente causa il prurito ossessivo! Altro che stress! Ovviamente anche la  nonna, dopo una settimana a stretto contatto, e` stata ‘colonizzata’. Comincia cosi` un periodo, questo si stressante, di ‘trattamenti’, e controlli, e lavaggi, e conti infiniti della lavanderia…. fino a che, venerdi` scorso, dopo 20 giorni  dall’avvistamento dell’ultimo ‘ospite’ vivo, abbiamo ufficialmente dichiarato vinta la nostra battaglia…

E guai a chi mi chiede: che hai fatto di bello ultimamente?

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Sono andata nella scuola di mia figlia ad una conferenza tenuta dal matematico Beppe Pea. Tutto ha avuto inizio da un progetto sperimentale di matematica a cui la nostra maestra ha aderito, gia` dallo scorso anno, che mette in relazione attivita` motoria e matematica. Pea e` stato invitato a illustrare a noi genitori questa sperimentazione.

Ci ha parlato prima di tutto di alcuni “errori” che vengono fatti nell’insegnamento della matematica:  l’aver ampliato a dismisura i programmi, e l’aver collocato alcuni concetti troppo presto (Pea sostiene che la teoria degli insiemi fatta nei primi anni della scuola elementare non serve a niente). Invece  la “ricetta” Pea indica: programmi piu` snelli, pochi fondamentali concetti insegnati al momento giusto, cioe` quando il bambino abbia sviluppato gli strumenti logici necessari per comprenderli, e una particolare attenzione al “corpo che agisce”. L’uso dei regoli in questo contesto e` fondamentale, ci ha spiegato, ed aiuta il bambino a “fare matematica” e quindi ad ottenere una maggiore padronanza e visualizzazione del concetto di numero.

Una volta illustrate le responsabilita` delle scuole, ha bacchettato noi genitori. In effetti ha avuto un certo impatto su di noi l’accusa di essere responsabili dell’incapacita` dei nostri bambini nel risolvere i problemi: nella nostra societa` iperprotettiva, tendiamo ad eliminare i problemi dalla vita dei nostri figli. Ci ha riportato diversi esemp: se un bambino non sa allacciarsi le scarpe, non perdiamo tempo ad insegnarglielo, piuttosto gli compriamo scarpe con lo strappo. Se non bambino non vuole camminare e vuole essere preso in braccio, la volta seguente il genitore fara` in modo di prevenire il problema, portandosi dietro il passeggino. Eppure, la capacita` matematica di risolvere i problemi trae origine dalla capacita` umana di risolvere i problemi quotidiani. Ecco perche` una popolazione ancora alle prese con problemi quasi di sopravvivenza, mostrera` maggiori predisposizione verso il “problem solving” matematico.

Insomma, due ore nelle quali siamo stati invitati a riflettere non solo sulla scuola e la matematica, ma sulla maniera globale in cui dovremmo accompagnare i nostri figli nella crescita. C’e’ stato naturalmente qualche genitore che si e` preoccupato del ‘programma’: “Scusi, ma cosi` facendo non si resta indietro nel programma?“, “Scusi, ma se ad ogni ordine di scuola vengono alleggeriti i programmi di matematica, non e` che alla maturita` questi ragazzi ne sapranno molta meno di quanta ne sapevamo noi alla nostra maturita`?” e` stato chiesto da piu` parti. Forse dovremmo imparare a pensare in termini piu` globali di crescita e sviluppo di competenze, piuttosto che vedere i cervelli dei nostri figli come contenitori vuoti da riempire.

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